Merry Christmas

Merry Christmas everyone! La festa più folle dell’anno è da poco finita. Le tradizioni qui sono alquanto simili, come ad esempio il classico albero di Natale e, in alcuni casi, il presepe. Poi ce ne sono altre che ti lasciano alquanto interdetta se non hai nessuno a spiegartele. Come quella degli elfi. Bambole alte poco più di un palmo con le sembianze di elfi. Se chiedete ai bambini, loro vi risponderanno che sono i magici aiutanti di Santa Claus: rimangono immobili quando ci sono umani in giro, tengono d’occhio i bambini e prendono nota dei regali che desiderano ricevere da Babbo Natale, muovendosi quando sono soli, lasciando messaggi e muovendo cose. La mia host sister, Georgia, va pazza per il suo Elfy e tutta la famiglia si dà da fare per distrarla e sportare il pupazzo, lasciandola felicemente credere che un dolce uomo barbuto ha mandato qualcuno solo per lei.

Un’altra tradizione che sono riuscita a vivere è la foto con Babbo Natale. Per questa esperienza devo ringraziare la mia amica Melissa e la sua famiglia. Il tipo vestito da Santa Claus non era male, era alquanto simpatico, quando poi ha scoperto che ero italiana e che quella era la mia prima foto con Babbo Natale, è stato ancora più gentile con me.

Per quel che riguarda lo scambio dei regali, ho partecipato ai miei primi due Secret Santa, uno con i miei amici e uno con la mia famiglia ospitante, e in entrambi i casi mi sono davvero divertita. La parte “paterna” della mia famiglia ospitante sembra avermi praticamente adottato, soprattutto i nonni, i quali mi hanno trattato come una dei loro nipoti (non ho mai visto tanta cioccolata tutta insieme in tutta la mia vita).

Per chiudere in bellezza l’anno, sono andata a casa dei miei zii italiani a Woodbridge. Inutile dire che qui mi sento come a casa, tra cugine e zie con cui andare a fare un giro o chiacchierare davanti ad una tazza di tè aromatizzato comprato da David-Tea, e zii e cugini pronti a bersi con te un espresso ogni ora parlando degli ultimi anime o serie tv che hanno visto. Mi sento a casa con loro.

Questo, signore e signore, è stato l’ultimo articolo del 2016. Per il prossimo l’appuntamento è a gennaio. Buon anno a tutti!

Nicole

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Neve, neve, neve e, indovina, altra neve

Buonsalve popolazione del pianeta Terra! Come avrete intuito dal titolo oggi si parla di, rullo di tamburi,…neve! Sì, perché qui è ufficialmente una settimana di fila che nevica tutti i giorni. Inutile dire che ci sono all’incirca 15 cm di neve e che quando esci, grazie al vento, ti trasformi all’istante in Frosty the snowman, protagonista di una canzone di Michael Boublè(a tal proposito, qualcuno lo ha liberato e ora siamo “infestati” dalle sue canzoni di Natale…scherzo, è simpatico). Resta il fatto che molto probabilmente, durante l’inverno, a chiunque mi chiederà se ho un lavoro part-time e cose del genere, risponderò che faccio il pupazzo di neve. Tanto non ci vuole molto…basta restare fermi con le braccia aperte per un quarto d’ora e la neve che cade farà il resto. E oltre alla neve c’è il ghiaccio. Immaginatevi un fiume grande poco meno del Tevere, totalmente ghiacciato…ho visto gente passarci sopra in bici come se neinte fosse. Roba da pazzi. La temperatura poi! -6 feels like 14. Pazzia! 

Bene, signore e signori, questo era il veloce aggiornamento meteo, see ya soon!

Nicole

Tempo di aggiornamenti

Vi prego, non mi sbranate. So di non aver scritto nulla per un bel po di tempo, ma qui gli impegni non mancano(il che vuol dire che ho più cose da raccontare, suppongo). Vi dirò tutto molto velocemente, per ogni curiosità commentate e vi risponderò nel prossimo articolo. Ma andiamo per gradi.

Prima cosa di cui parlare: Halloween. È impressionante la quantità di dolci che puoi vedere in una sola sera, e i bambini che vengono letteralmente a bussare alla tua porta sono totalmente immersi nella loro missione “carie in una sera”, felici e affamati di zucchero nei loro costumi. Anche se ti resta un pacchetto e ti piacerebbe mangiarlo, non puoi. Loro ne sentono l’odore. Interessante L’aneddoto in cui mia mamma, via FaceTime terrorizza un ragazzino. Okay che avevo la fotocamera girata(si vedeva quello che c’era intorno a me) e okay questo soggetto aveva una maschera che sembrava appena uscito dai cattivi di Moana, ma l’urlo di mi madre, seguito dal mio e l’immagine del bambino che andava via cercando di non correre è ancora piuttosto vivida e divertente nella mia mente.

Secondo punto all’ordine del giorno: the Remembrance Day o per noi Giorno della Memoria. Una giornata dedicata a dedicare tutti i morti durante tutte le guerre(ne hanno nominate circa una ventina, non me le ricordo tutte), per mezzo di una poesia scritta durante la prima guerra mondiale da un soldato canadese al fronte e una parata con suonatori di cornamuse(?). La poesia è molto bella, si intitola The Flanders Fields, e consiglio a chiunque riesca a destreggiarsi con l’inglese, o abbia qualcuno da costringere a tradurre, di leggerla. La cosa bella è che noi, con il coro, ne abbiamo fatto una versione a Cappella. E ora le cornamuse. All’inizio non capivo perché ci fossero così tanti soggetti in kilt che giravano per lo stadio, poi ho visto la piccola banda di cornamuse e il mio cervello, capendoci ancora meno, è andato un attimo in tilt. Questo prima di apprendere da alcuni amici che Guelph è una colonia scozzese e che questa è una tradizione. Resta il fatto che hanno portato fiori per circa un quarto d’ora prima di far iniziare la cerimonia vera e propria. 

Terzo punto: la nostra vittoria al District Championship. Esatto, campioni della nostra zona, dopo una partita sofferta contro St. James Lions, finita con un 38-37. Peccato che dopo due partite vinte(di cui una con lo stupendo punteggio di 41-7) ci siamo fermati. Ma alla fine quelli che conta è quanto la squadra sia cresciuta, visto che questo titolo non era nostro dal 2006. 

Ultimo(e credo ultimo) aggiornamento riguarda Mark Pelli, chitarrista dei Magic(se non sapete chi sono ascoltate Rude e vi verrà in mente qualcosa), una band i cui membri provengono solo dall’Ontario. Questo stupendo esempio di genere umano ci ha offerto, durante un workshop, l’opportunità di scrivere una canzone con lui. Purtroppo non siamo riusciti a finirla prima della fine della giornata, ma il chitarrista ha promesso che si manterrà un contatto con la classe per terminare la canzone che, nonostante fosse ancora agli inizi, ha definito bella e figa, fatta da e per ragazzi come noi. Ora aggiungi a tutto questo il fatto che ha origini italiane e che si è messo a chiacchierare in italiano con me e Anna, l’unica altra italiana nella mi scuola che mi abbandonerà alla fine della settimana, capisci perché l’ho definito uno stipendo esempio del genere umano. E questo è il riassunto veloce di tutto quello che è successo. Prometto di scrivere più spesso. 

Nicole

Fall🍁🍂

Hello friend. Lo so, sto scrivendo poco. Ma cerca di comprendermi: per la prima volta la mia vita sociale ha superato quella di Elliot all’inizio della prima stagione di Mr. Robot. Eh già, vita sociale. E con i primi accenni di vita sociale arriva anche l’autunno. Qui in Canada è bellissimo. Avete presente quei film americani, dove a ottobre ci sono cumuli di foglie secche non rese poltiglia dalla pioggia, cielo azzurro con qualche bianco ciuffo di nuvole e persone vestite con i cappotti e le sciarpe? Bene ecco cosa accade. Nonostante gli ormai abituali risvegli a meno 2 gradi(se questo è l’autunno, ora che arriva l’inverno inizio a dormire in un igloo), il cielo è perennemente limpido, senza nuvole, cosa che lascia un po’ spiazzati essendo io abituata a quello splendido cielo piovigginoso color grigio topo bagnato che abbiamo in Italia. Immagine che si sposa perfettamente con i brani che vengono studiati dai cori studenteschi per le competizioni nazionali e non. Non importa se classici, scritti da compositori di tutto rispetto, o adattamenti di canzoni pop e jazz di questi anni, l’obiettivo è avere un coro di quaranta ragazzi divisi tra soprano, contralti, tenori e bassi, che esegua brani cantati a cappella. Se non avete presente il genere vi consiglio di vede il film Pitch Perfect o alcune clip delle canzoni fatte dagli “Usignoli” a Glee. Immaginate queste giovani voci che si mescolano, diventando un colore nel paesaggio che li circonda.

Qui, in questo periodo, i colori sono quelli di Halloween. Letteralmente. Non parlo solo di madre natura, alla quale devono essere caduti vari tubetti di pittura tanto da rendere il parco una varietà di punti ognuno di diverso colore talmente vasta da sembrare un quadro impressionista, ma delle case. Qui hanno una passione sfrenata per le decorazioni. Sia dentro che fuori, le case si riempiono di ragni, pipistrelli, gatti neri, gufi, fantasmi, streghe e persino qualche versione di Frankenstein. Iniziano a mettere la zucca in qualsiasi piatto preparano e francamente la cosa non mi stupisce: con tutte le lanterne che fanno, la polpa della zucca doveva pur finire da qualche parte.

Ma per gli studenti l’autunno non è tutto rose e fiori. Con l’avvicinarsi del secondo giro di test e con il giorno dei colloqui genitori insegnanti alle porte, i ragazzi sono decisamente sotto stress. Anche questa non è che un’occasione in più per capire il loro sistema educativo. Ho infatti scoperto che gli insegnanti sono obbligati a seguire un corso o un seminario giornaliero una volta al mese come aggiornamento e che a fine anno anche per loro arriverà il fatidico momento esame. Oppure i colloqui. In Italia se ne fanno due a semestre giusto? Qui ne vengono convocati almeno tre, ma la presenza è facoltativa. Infatti puoi scegliere se far del male al tuo povero figliolo e andare a parlare con il professore solo se la valutazione intermedia del tuo pargolo è negativa o non soddisfacente. E non si parla di quei voti che ci fanno venire i complessi mentali e i mal di testa a furia di calcolare medie su medie, ma semplici Good, Enaugh, Excellent o Need Improvement. Che cosa strana…

Ma poco ti importa quando la squadra di football della tua scuola ha conquistato un posto nei play off. Certo, l’eccitazione scende un po’ quando ti ricordi che ti dovrai fare ogni partita dell’anno in gonnellino e top, ma non ti importa perché pare che tu come tutte le ragazze ami urlare fino a perdere la voce o a richiamare un branco di delfini pur di tifare la tua squadra del cuore. Complimenti Nicole, dopotutto in qualcosa sei normale! Naturalmente tra prove e compiti il tempo che ti resta per grattarti l’ombelico è poco ma non fa niente, perché se sicuro che gli amici che ti farai capiranno i tuoi scleri anche se parli in arabo. Spero di averti fatto divertire almeno un po’ con questo articolo. Se la risposta è no oppure sei particolarmente giù di morale, hai due possibilità: rileggere l’articolo che ti ha fatto ridere di più(se l’ho scritto, se no fammi un fischio) oppure immaginare un t-rex che rifà il letto. Alla prossima gente

Nicole

P.S.: Sto per cambiare famiglia ospitante e spero davvero di farvela conoscere attraverso i miei occhi nel prossimo articolo. Nuovamente ciao

Marathon of Hope

Oggi, come gita scolastica, sono andata a vedere la premiere mondiale del musical “Marathon of Hope, the Terry Fox Story”. Sono pochissime le storie che mi hanno emozionato, commosso tanto. Durante il finale ho pianto, non lo nego, anzi, è stata una prova dell’alto livello della recitazione e della meravigliosa storia. Non sono molto brava a esprimere quello che provo, ma guardando quello che accadeva su quel palco, guardando la morte di quell’eroe, non ho potuto far altro che commuovermi. Anche ora, mentre scrivo e ripenso a ciò che ho visto, ho le lacrime agli occhi ed il groppo in gola.

Terry Fox(1958-1981) è un ragazzo canadese. Ha diciotto anni e la sua vita va a gonfie vele. Titolare nella squadra di basket, all’università, prima ragazza, prima auto…in quello che pensava fosse il giorno più bello della sua vita, fa un incidente e, a causa di un dolore alla gambe destra, va in ospedale per un controllo. Qui i dottori scoprono un cancro proprio in quella gamba. Alla famiglia Fox cade il mondo. Terry deve operarsi e, anche così, avrà il 50% di possibilità di sopravvivere. Le uniche cose che riescono a tirarlo su di morale solo l’idea del suo coach di basket, il quale, mostrandogli le foto di un maratoneta che corre con una gamba e una protesi, lo convince a utilizzarne una lui stesso, e i bambini malati di cancro e ricoverati in ospedale. Con loro Terry ritrova la voglia di vivere e di giocare. Ma nonostante la sua felicità, comincia con tristezza a rendersi conto di essere uno dei pochi fortunati ad essere in vita e a programmare il ritorno a casa. Durante la sua permanenza in ospedale, infatti, vede persone, di cui la maggior parte bambini, morire a causa del cancro nonostante le fatiche e l’impegno dei dottori. Quando torna a casa sono passati due anni, tempo in cui ha imparato a convivere con la sua protesi, tanto da riuscire anche a correre. Ripensando a ciò che ha visto mentre era ricoverato, decide di imbarcarsi in un’impresa nella quale nessuno aveva mai avuto successo con il solo scopo di raccogliere fondi per la ricerca a una cura contro il cancro: una maratona, attraverso il Canada, da Est verso Ovest. All’inizio sono tutti scettici e, con l’eccezione del padre(un patito dello sport e delle imprese fisiche che sostiene appieno la decisione del figlio), tentano di dissuaderlo. Persino i dottori sono scettici, preoccupati degli effetti che questa maratona potrebbe avere sulla sua salute. Ma Terry, con  la sua determinazione, riesce a convincerli ad appoggiarlo. Non solo, riesce anche a convincere il suo migliore amico Doug a dargli una mano seguendolo in un Van donato loro per questa impresa. Le prime miglia sono faticose e i soldi raccolti pochi, ma mano a mano che vanno avanti, Terry si fa conoscere. Le donazioni aumentano di molto, così come l’interesse della stampa e delle autorità nei suoi confronti. Incontra anche bambini, il cui ricordo lo spingerà a non mollare anche durante varie crisi con il suo amico durante il tragitto: una è la piccola Anne Marie, una bambina di undici anni, la quale, durante una delle tappe del corridore nelle varie città, gli regala un fiore, come portafortuna, raccontandogli come era riuscita a guarire dal cancro, diagnosticatele all’età di tre anni, e di come lui fosse importante per i bambini come lei; un altro incontro significativo per Terry è quello con il piccolo Oscar, un bambino che a causa del cancro si era visto amputare la gamba sinistra e che, dopo aver visto Terry in televisione e aver iniziato a considerarlo il suo eroe, aveva ricominciato a giocare a baseball e ad andare in bici come tutti i suoi compagni. Tutto procedeva per il meglio, grazie anche ai due nuovi membri del team Darrell, fratello di Terry, e Bill VIgars, della società nazionale di ricerca contro il cancro. Questo finché la stampa non inizia a remare contro corrente rispetto al giovane maratoneta, asserendo che, con il suo perseguitare in questa impresa, danneggerà gravemente la sua salute. Nonostante questo, Terry continua imperterrito verso l’obiettivo fisso nella sua mente, il traguardo dopo 5300 miglia di corsa. Ma, dopo una giornata lunga, in cui aveva percorso sedici miglia, durante un tratto in British Columbia, al diciottesimo miglio, Terry inizia a tossire e, dopo altre tre miglia, sente un dolore lancinante al petto. Si fa portare in ospedale, dove viene subito ricoverato e dove scopre che il cancro si è esteso a tutto il suo corpo. Prima di iniziare un nuovo ciclo di chemio, promette che, non appena si sarà ristabilito, finirà ciò che ha iniziato. Terry rimarrà per un mese in ospedale, periodo nel quale le donazioni arriveranno alle stelle, raccogliendo milioni di dollari. Dopo questo mese, a 23 anni, Terry Fox finisce la sua maratona. Alle quattro del mattino, in un ospedale della British Columbia, il giovane maratoneta si spegne. Dopo qualche mese sarà seguito dal ragazzino che lo considerava un eroe, Oscar. E Terry un eroe lo era davvero. Ha ispirato una nazione intera e gli è stata dedicata la Terry Fox Foundation, che ogni anno organizza maratone e raccolte fondi da donare alla ricerca di una cura contro il cancro. Un musical straordinario, pregno di emozioni, con citazioni originali prese dai punti più carismatici dei discorsi che il maratoneta ha tenuto nelle varie città. Un cast poliedrico (una ragazza ha suonato il violino dal vivo ballando contemporaneamente il tip tap) che ha saputo commuovere la platea con un brano corale a cappella durante la scena della morte di Terry. La band che suonava dal vivo e la splendida scenografia non hanno fatto altro che aumentare il carico emozionale dello spettacolo. Sono sempre più convinta che questo sia il musical più bello a cui io abbia mai fatto da spettatrice. Che gita! Stupenda! Prima di entrare in teatro non sapevo nemmeno chi fosse Terry Fox e ora vorrei farlo conoscere a tutti voi, prendere un attimo del vostro tempo per raccontarvi di questo eroe canadese. Non solo per quello che ha fatto, ma per la sua determinazione, la sua volontà di cambiare le cose, la coscienza che, se tutti lavorassimo insieme, si avrebbe un mondo migliore in cui vivere. In uno dei suoi discorsi dice “Toronto ha 24 milioni di abitanti. Se ogni abitante desse un dollaro, avremmo già  24 milioni di dollari da dare alla ricerca. Basta poco da ognuno di noi per fare la differenza”. Ma non voglio farvi troppi spoiler.

Se mai ne avrete l’occasione, andate a vedere questo musical, ve ne prego. Vi assicuro che non ve ne pentirete.

Nicole

Happy Bday

Eilà! Lo so che è passata più di una settimana ma non mi aggredite! Comunque ecco com’è andata la settimana. Premessa, è stata la settimana in cui ho compiuto gli anni ed è stato uno dei giorni più belli della mia vita. Mi sentivo bene, felice, in pace con me stessa. E i miei compagni sono stati spettacolari. Alcuni ragazzi a vocal hanno perfino rubato alcuni dei palloncini usati per l’assemblea per scriverci “Buon Compleanno Nicole” in italiano. Sono stati stupendi. E anche il fato gira a tuo favore quando sei felice e ti piaci così, quando ti senti te stessa al meglio. Ho saputo di essere stata presa tra le cheerleader. Tra le settantacinque ragazze che in totale ci hanno provato, io sono tra le diciotto fortunate che sono state scelte. Mamma mia, non potevo crederci. A rendere quella giornata memorabile, oltre a questo, è stato l’annuncio della prima gita dell’anno: andare a vedere la premiere mondiale di un musical! Non sto più nella pelle. E anche le persone che dall’Italia e da tutto il mondo (i Diamanti venezuelani e i Cappelli canadesi) hannp contribuito a rendere spaciale questo giorno. Tra l’affetto ricevuto non mi è pesato come mi sarei aspettata passare il mio diciassettesimo compleanno lontano dalla mia famiglia. Anzi, entrando su facebook, confesso di essermi meravigliata del numero di persone che mi hanno scritto, anche perché non pensavo di conoscere così tanta gente. In ogni caso sono davvero riconoscente a tutti perché anche nella pazzia della vita quotidiana hanno pensato a me. La settimana ha avuto una degna conclusione quando sono uscita a cena con quelle che saranno (Ania non uccidermi) le mie migliori amiche in questa avventura, Anna e Marin. L’unica nota negativa è che mi lasceranno entrambe all’inizio di dicembre. Ma non importa perché il tempo che sto passando con loro é davvero splendido.

Certo, le note negative ci sono sempre. Infatti stavo pensando di chiedere di cambiare famiglia. Forse vi avevo già parlato di questa idea, ma ora è decsamente più forte. Non che siano brutte persone, sono sempre gentili, cordiali e la casa è sempre molto ben organizzata. Ma sono un po’ chiusi, silenziosi, c’è poca comunicazione, poco contatto umano. E la cosa mi rattrista. Dopotutto io sono qui per apprendere una nuova cultura, per immergermi dentro di essa, e dubito fortemente che ci sia la possibilità di farlo in assenza di dialogo. Amche Anna la pensa come me. Sembra quasi che io ed Elsa siamo un lavoro per loro. In ogni caso, ho inviato una mail a Paola, che mi ha aiutato dureante le comunicazioni dall’Italia verso il Canada prima che partissi e spero possa darmi una mano.

Ora vado a letto, domani ho il mio primo test e ho studiato tutta la sera. Sono davvero stanca morta. A presto per nuove news😜

Nicole

Italy & Family…

Buonsalve a tutti. E un’altra settimana è passata. Per tutti coloro che sono già tornati a scuola/lavoro, vi sono vicina. Per chi inizierà dopo questo weekend, ah ah era ora! Ma lasciamo stare gli scherzi e passiamo alle news. Le scuole qui, dopo una settimana di riscaldamento, hanno iniziato ad ingranare e anche alla grande. Ogni giorno ci sono stati provini e liste, allo scopo di mettere su le squadre, non importa se sportive, musicali o scientifiche, migliori per afrontare questo anno e le sue molte competizioni. Sì, qui ci sono competizioni. In qualsiasi campo. Dal canto alle scienze. per non parlare della dozzina di sport mascili e femminili. Ma andiamo con ordine.

Lunedì sono entrata per la prima volta in orchestra. Paragonata a quelle delle scuole italiane, sembravano professionisti. credofosse quassi al livello dell’orchestra giovanile di un conservatorio. Nella prima prova, con parti chi studiate gli anni precedenti, chi a prima vista, siamo riusciti già a mettere su tre pezzi. E non è solo il livello che mi ha lasciata a bocca aperta, ma anche il numero di persone. Solo per darvi un’idea del numero di anime che c’erano, vi posso dire che solo i sassofoni erano venti. Venti! Mamma mia. Hanno un programma artistico molto ben strutturato se questi sono i risultati. Anche il numero di stumenti in dotazione alla classe era esorbitante. Consiglio per chiunque abbia un diploma di conservatorio e volesse insegnare: venite qui perchè fanno a botte per insegnanti di musica che hanno studiato in Italia. La mia insegnante di vocal ha addirittura ammesso che si prenderebbe qualche anno di pausa dall’insegnamento solo per venire in Italia a studiare violino o viola. Lo stesso il coro. Le partiture sono originali, comprate dalla scuola e messe a disposizione degli insegnanti. Hanno gli arrangiamenti originali di tutte le canzoni fatte nella serie tv Glee. Tutte! Sono cose che lasciano senza parole.

E dopo le arti passiamo a un’altro programma esistente in tutta la regione dell’Ontario: Il volontariato. Perché qui non ti fanno diplomare se non hai fatto solo durante il tuo ultimo anno almeno quaranta ore di volontariato. Quello che vuoi, basta che lavori a contatto con le persone. Quelli più gettonati sono biblioteca, museo, ospedale, centrale di polizia e dei pompieri, ma c’è da aspettare settimane o addirittura mesi prima di poter iniziare. Io ho scelto di lavorare alla piscina del centro ricreativo e aiutare gli istruttori che fanno lezione. Ogni martedì per due ore e mezza per tutto l’autunno. Inizio il 27 e non vedo l’ora.

E ora passiamo allo sport. Non sono sicura di averlo già accennato, ma vorrei unirmi alla squadra di nuoto della scuola, che ho scoperto essere sport invernale. Cosa fare nel frattempo, non solo per muovermi, ma anche per fare amicizia? Perché non porvare a fare la cheerleader…? Ebbene sì, signore e signori, mercoledì ho fatto il primo try out da cheerleader e l’ho passato. Incorciamo le dita per il secondo e definitivo che ci sarà lunedì.

Per concludere con un weekend di relax, oggi sono andata a trovare mio zio nella sua pasticceria a Woodbridge, Toronto. Che dire, un pezzo di Italia. Mi mancava parlare liberamente italiano in luogo dove quasi tutti conoscono e spesso usano la tua lingua. E, soprattutto, mi mancavano l’espresso e la pasta come quelli assaporati oggi. Mi sono sentita rinascere. E con questa nota paradisiaca, vi auguro la buonotte e una buona domenica!

Nicole

The End of the Weekend

Rieccomi, solo per voi da Guelph, Ontario, durante quello che è una sorta di incubo vissuto in una specie di limbo da quasi ogni studente: la domenica sera. E’ quasi come se la consapevolezza della sveglia che l’indomani ci butterà giù dal letto sia solo qualcosa lontano anni luce da noi. Ma parliamo di cose positive. Oggi termina il mio primo weekend scolastico canadese! non che me ne dispiaccia, andare a scuola in questo semestre è un po’ come vedere una serie tv modello Glee con un paio di scene che si avvicinano di più a Criminal Minds e Bones/NCIS Los Angeles. Decisamente interessante.

Venerdì sono riuscita a visitare Down Town, la parte vecchia della città (vecchia per modo di dire, ci sono palazzi che o sono più giovani di me o hanno pagato una fortuna il chirurgo estetico). E’ un bel posto. Mentre le strade dove vivo e dove si trovano la scuola, il cinema o il centro commerciale sembrano le classiche strade pulite con le villette familiari tutte uguali che vedi nei film americani, Down Town somiglia più a un sobborgo di New York, e non in senso dispreggiativo. Lo dico perchè i palazzi si chiudono, dando una skyline decisamente diversa, molto più urbana, quasi hip hop in cofronto alla classicità delle altre vie. A Down Town tutto è decisamente più colorato, ci sono negozi per strada e molti pub. C’è anche una cattedrale. La gente di qui la chiama basilica, è una chiesa grande poco più del Duomo di Teramo e con la facciata che ti presenta una versione in miniatura di Notre Dame de Paris. Tra tutti i posti che ho visto durante la passeggiata ce n’è uno che mi attirato particolarmente. E’ un negozio di abiti di seconda mano, ma ha di tutto e cose anche molto carine. Ho visto scaffali addobbati con vestiti di cui il mio insegnante di hip hop si sarebbe innamorato, e altri pieni di abiti vintage che hanno fatto tornate alla luce la mia passione per quel genete. C’è anche un negonozio di abiti esclusivamente vintage, dagli anni ’40 a non oltre i ’60, ma è a venti minuti di macchina da casa mia ed è un po’ complicato arrivarci. ma ci farò un giro prima di ripartire, questo è poco ma sicuro.

Se qualcuno mi chiedesse: “Cosa hai fatto sabato e domenica?” la mia risposta sarebbe che, oltre ai compiti (ne danno una caterba e mezza), ho finalmente dato un taglio alla mia astinenza da film/serie TV. Molti non capiscono quale sottospecie di droga possa sembrare, ma alcuni (Carlo, Claudia, Elfo, Sire, Riccardo, Luca sto parlando di voi) comprendono cosa accade nella mente di una persona quando ricomincia a sniffare i libri o a cercare il sito migliore per guardare in streaming, con scleri annessi. Scusate per quest’ultimo paragrafo, forse potevo evitarlo, ma sto avendo una crisi di nervi perchè ho dovuto interrompere un episodio dieci minuti prima della fine e sto dando di matto. Detto questo, notte gente!

Nicole

P.S.: Non so quanti di voi conoscono il Comicon di Toronto. Io, giacché sono qui, a circa un’ora di auto, ho pensato che fosse inutile perderlo. Appena usicranno i biglietti credo che li comprerò, dovrebbe essere intorno al weekend dal 17 al 19 marzo. Non vedo l’ora, anche perché gira voce che ci sarà anche la 501st Legion, dall’universo espanso di Star Wars. Rinnovo la buonanotte e che la forza sia con voi, gente!

#Homework

Heilà! So che è molto che non mi faccio sentire ma, come capirete da subito, non ero esattamente a grattarmi la pancia. Nella mia città, in Italia, i ragazzi inizieranno la scuola tra il 12 e il 18 settembre. Qui in Canada, invece, già tempestano di compiti. Non che io mi lamenti, sono cose che mi piaccionp, ogni studente sceglie le proprie materie. Solo che faccio un po’ di fatica, in questi primi tempi, a studiare tutto in una lingua diversa dalla mia (eccetto musica e solfeggio, dove per la maggior parte usano il sistema europeo).

I primi due giorni sono stati deliranti. Ho rischiato diperdermi nei corridoi il primo giorno nel disperato tentativo di trovare il mio armadietto.Ho imparato come correre da una parte all’altra della scuola senza investire nessuno e, soprattutto, ho appreso (e con mia somma felicità lo ricorderò finché vivo) cosa sono e quali sono le giornate switch. Ma prima di spiegarvi cosa sono è meglio fare un passo indietro. Ogni scuola in Ontario può scegliee che tipologia di orario vuole proporre ai suoi ragazzi: otto materie da studiare durante tutto l’anno scolastico, molto raro, oppure proporre ai suoi ragazzi quattro corsi per semestre con un totale di otto corsi annuali, molto più gettonata. La mia scuola segue la seconda tpologia, quindi io avrò du materie i primi due periodi (loro li chiamano periodi, noi ore), poi il pranzo e per concludere altri due periodi. Perché il pranzo? Bé, la scuola inizia alle nove e finisce alle tre e mezza e dopo due ore e mezza sono convinti che i nostri giovani corpi vadano nutriti.Ma torniamo allo switch. Ogni mercoledì e giovedì, per non avere sempre la stessa routine, le materie degli ultimi due periodi si scambiano. Questo è lo switch. Semplice se ti dicono che cos’è e quand’è. Io e una mia amica abbiamo penato per venirne a conoscenza. Ora a scuola deve finire la settimana di assestamento, per orari, classi, armadietti, orchestre, cori e squadre sportive autunnali-invernali. Sì, qui gli sport vanno a stagione. Io aspetto per il nuoto, che probabilmente entrerà con il secondo semestre e quindi sarà primaverile-estivo. Boh.

E mentre questi deliri su chi deve fare cosa impazzano, ci sono professori che già hanno programmato il primo mese con tanto di compito (l’insegnante di chimica) e altri che invece hanno già deciso dove e quando sarà la prima gita della propria classe (con la prof di vocal, probabilmente, a novembre andremo a vedere la filarmonica di Toronto) e ha anche deciso a quali conscorsi si parteciperà (sempre l’insegnante di vocal, siamo già iscritti al concorso nazionale). Sono talmente organizzati da incutere timore. Il primo giorno, prima ancora di fare l’appello, hanno consegnato ad ognuno il programma del corso con tutto il meteriale necessario. Mamma mia. La cosa però non mi dispiace. Anche perché puoi provare ad anticipare lo studio, cosa molto utile se dovrai fare 40 ore minimo di volontariato (se no non ti diplomi). Io ho appena finito i compiti di chimica e vocal. Probabilmente saranno le materie che metteranno più voti. Il primo compito di chimica sarà il 27 settembre, e ogni venerdì l’insegnante di vocal si aspetta una performance in gruppo, duo ,trio o solo più i compiti di armonia e solfeggio. Ma non mi dispiace. Drama è un corso spettacolare, molto divertente ma che focalizza l’attenzione sulle parti più importanti della recitazione. Per Inglese, la mia quarta materia questo semestre, non posso ancora dirvi niente perché domani mi sposteranno in una classe di livello più alto. Vi racconterò la prossima volta, promesso. E con questo era tutto, alla prossima!

Nicole

First trip…

Rieccomi gente, solo ed esclusivamente per voi. In questo articolo vi proverò a tratteggiare i contorni e i colori di un luogo magnifico e singolare, conosciuto in tutto il mondo. La sua paticolarità non riesede solo in ciò che è, ma anche nel fatto che abbia contemporaneamente la “cittadinanza” in due stati: Canada e USA. Indovinato? E va bene ve lo dico io. Ieri sono andata ad ammirare le…Cascate del Niagara.

Vogliamo parlare del paesaggio? Parliamone: non ho paragoni. Non riesco a trovare nessun termine per la vastità di spazio che avevo davanti, per l’altezza percapita sia dalla cima dello strapiombo, sia dal livello dell’acqua. la natura non perde mai occasioni per ricordarci quanto siamo piccoli e insignificanti. E se non so come mostrarvi con le parole lo spazio pieno solo d’aria e taaaaanto vapore acqueo, figuariamoci se riesco a descrivervi la quantità d’acqua che vedevo. A occhio e croce, sembrava quasi come se avessero sciolto tutto il polo nord e avessero riversato il tutto in quel punto. Davvero quantitativi immensi. infatti, sia sul lato canadese che su quello americano, ci sono palazzi grandi quanto San Pietro il cui unico scopo è trasformanre il movimento continuo e veloce dell’acqua in energia idroelettrica. Inizio a capire perchè qui l’energia costi poco. Il fiume da cui l’acqua si lancia era enorme, e il bacino sotto alle cascate credo sia grande come il mar Ionio. Se poi vogliamo parlare di flora e fauna, dobbiamo stare qui dei giorni, perchè avevano veramente di tutto. Dalle 150 specie di farfalle ai 200 tipi di alghe. Ti lascia senza fiato.

Naturalmente lì paghi anche l’aria che respiri. Ma fidatevi gente, ne valeva la pena! Anche solo per aver avuto la possibilità di farmi una “doccia” là, dove il vapore che si origina dall’acqua che si tuffa nel bacino cade sulla strada, creando una nube di piccole goccioline, una rinfrescante passeggiata in mezzo a un arcobaleno. E i canadesi sono intelligenti. Hanno trasformato questa merviglia in un business, con Zip Line, Casinò, parchi divertimento, un AcquaFun al coperto aperto tutto l’hanno (dove forse farò un salto durante le vacanze di Natale), barche per portarti dove l’acqua incotra altra acqua, terrazze panoramiche, ristoranti di lusso, Hotel e chi più ne ha più ne metta. Anche se pranzare costa un occhio della testa, a mio parere questa potrebbese una delle gite più belle e più suggestive che potreste mai avere occasione di fare. E anche per questa volta è tutto gente, passo e chiudo.

Nicole